Mi vidi riflesso sul fondo di un bicchiere. Ero io quello lì, quello soffuso di verde, quello luccicante. Il fondo del bicchiere non mi voleva, ma io ero lì e volevo rimanerci. Era un bel posto, quello… ci stavo bene. Era un utero cristallino, comodo e accogliente. Accogliente nelle forme, non nelle intenzioni. Voleva che io uscissi, nato tra mille uuuè-uuuè umidicci e appiccicosi.
L’ostetrica era bramosa, desiderosa di me. Voleva abbracciarmi e succhiare via il mio ossigeno di prima mano. Le piaceva un sacco, che ghiottona che era!
La mia mammina trasparente mi voleva vedere, voleva vedere il suo poppante. Non ero come si aspettava, ma andavo comunque bene (un figlio è pur sempre un figlio…). Mi accarezzò, le sue mani erano dure e fredde, io ebbi un brivido lungo i pochi centimetri della mia schiena ancora non curvata. Mi faceva le coccole. Pensavo sorridesse, ma guardavo il suo viso e vedevo dietro di lei.
La mia vita cominciava tra mille tintinnii…
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