
La mia piccola libreria comincia ad essere,
appunto,
troppo piccola.
I libri vanno a poco a poco spargendosi nella stanza,
occupando il loro polveroso posto.
Ammonticchiati uno sull'altro formano pile irregolari
e traballanti che è meglio non toccare.
E l'ordine, l'unico che io concepisco,
quello dei libri,
si sfalda
e così mi ritrovo a dover camminare in punta di piedi
per non farmi franare addosso questo cartaceo peso.
In fondo io non mi lamento
dato il mio attaccamento,
il mio libresco feticismo alla carta e al suo chimico odore,
eh si, odore di carta vecchia che a me ricorda quello della vaniglia,
odore di inchiostro fresco di stampa,
odore di colla e pensiero rappreso.
E mi sorprendo sempre della falsa inerzia che ha tutto questo,
della materia di cui è composto
e del segreto che trattiene al suo interno.
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